27 November
Il Tribunale per i diritti del malato è sommerso dalle denunce: tempi infiniti.
di CLAUDIA MARIN - ROMA - OSPEDALI, attesa infinita. Da nord a sud la musica è la stessa. L’aspirante paziente del servizio sanitario pubblico s’imbatte nel primo (spesso fatale) trabocchetto nella jungla della sanità: i tempi di prenotazione, complici del settore privato e dell’intramoenia più che del paziente. Meno che mai del suo portafogli. UN PROBLEMA che si sta aggravando, come testimonia l’aumento di quanti, dal 2000 al 2005, si sono rivolti al Tribunale per i diritti del malato. E che confermano, sottolineano al Tribunale, «una linea di tendenza molto chiara». Che non risparmia alcuna zona d’Italia: se il record di segnalazioni viene dal Sud e dalle Isole (41,1%), ben il 34% riguarda il Centro e oltre il 21% il Nord. Certo è presto per verificare gli effetti dei nuovi provvedimenti del governo (in primis il divieto del blocco delle liste d’attesa), ma intanto la situazione parla da sola. DALLE DENUNCE al Tribunale emerge, raccontano a CittadinanzAttiva, «una specie di percorso a ostacoli che sembra pensato e realizzato più per dissuaderli dall’utilizzare il servizio pubblico che per favorirne e semplificarne l’accesso». Spesso a vantaggio dell’intramoenia, come segnala al Tribunale una donna friulana: per una risonanza magnetica, 7 mesi di attesa. Lei non ci sta. Risultato: «200 euro per ottenere la prestazione in intramoenia». Le prime difficoltà cominciano al telefono (10,5% delle segnalazioni). Le attese (anche 40 minuti) non sono l’unico ostacolo: linee occupate, apparecchi staccati, fascia oraria del servizio ridotta. Per non parlare dei Cup. Se il nostro eroe riesce a superare questa prima barriera, deve saltare il fossato delle liste bloccate, protagonista di oltre l’11% delle segnalazioni al Tribunale. MA NON FINISCE QUI. Il problema più frequente è che la prestazione risulta disponibile in tempi incompatibili con la salute del cittadino e con il parere del suo medico. Come nella vicenda segnalata da un laziale. «Io e mia moglie - scrive al Tribunale - aspettiamo un bambino. Vista l’età di lei, 40 anni, ci hanno consigliato un’amniocentesi. Può eseguirla entro un mese, ma nessuna struttura, Croce Rossa compresa, è disponibile entro questo periodo. Un centro privato può farla subito, per 570 euro. Ma in famiglia lavoro solo io, e ho uno stipendio da operaio». Analoga denuncia dal Veneto: «Mia zia ha bisogno di una visita fisiatrica, di un’elettromiografia e di un’alettroneurografia. Ho appreso che le liste d’attesa per la prima erano chiuse». Più fortunata, spiega, per gli altri due esami: ‘solo’ 4 mesi di attesa. A volte però accade il miracolo di ottenere un appuntamento in un tempo ragionevole. GLI IMPREVISTI non sono esclusi. «Può capitare - riferisce il Tribunale - di recarsi presso la struttura indicata nel giorno fissato, trovandosi di fronte alla spiacevole sorpresa della posticipazione della prestazione, una o più volte, o al macchinario fuori uso». E non c’è limite al peggio: «Si può perfino scoprire che la prestazione di cui si ha necessità non è mai stata erogata in quel presidio».